Nel libro del maestro Carlo Molari la figura di Gesù emerge in tutta la sua grandezza ed attualità attraverso la riflessione spirituale del teologo sui Vangeli del ciclo pasquale.
Questo volume, nei suoi riferimenti, si collega direttamente alla grande opera di Molari Il cammino spirituale del cristiano in quanto ne riprende, espande e radica i messaggi e i contenuti. Con i suoi commenti ai Vangeli si arriva a comprendere come il riferimento a Gesù abbia inciso nella vita di Molari. Per Vito Mancuso Carlo Molari “non si è limitato a fare teologia, ma è arrivato a essere teologia; non si è limitato cioè a essere un teologo nel senso di un professionista della dottrina dell’istituzione Chiesa cattolica; ma è arrivato a essere egli stesso teo-logia, cioè «parola o discorso su Dio». Questa identità tra fare ed essere teologia è la medesima che si ritrova nelle grandi figure della storia teologica, tra cui menziono un solo nome che è impossibile non fare parlando di Molari, quello di Pierre Teilhard de Chardin.”
“Scoprire che possiamo vivere in modo positivo anche lo sconforto, che Dio abita anche la nostra sofferenza, è dalla nostra parte e ci offre un modo nuovo di vivere e di amare.
Allora scopriamo che Dio abita anche la nostra sofferenza, che Dio è dentro anche al nostro sconforto e alla nostra disperazione. Non è dall’altra parte, non è contro di noi, è dalla nostra parte.
Questo Gesù ha rivelato. Per cui è possibile avere il cuore nella pace. Per questo Gesù può dire: non sia turbato il vostro cuore, abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Il turbamento deriva precisamente dalla constatazione del limite, del male, dello sconforto, e la pace non deriva dall’eliminazione del male, ma dalla scoperta di poterlo vivere in modo positivo, in modo da diffondere vita. E quindi da cambiare il cuore degli uomini, il cuore degli altri.
È questo che rende poi possibile la speranza anche di un cambiamento della storia. Non è solo la speranza di un mondo futuro, il posto che Gesù ci prepara non è solo un posto nel dopo-morte, è anche un posto nella storia dove gli uomini si incontrano in un modo nuovo, con una capacità nuova di dedizione e di servizio.
Ma questo passa attraverso quella capacità di diffondere intorno a noi forze nuove di vita che richiede una fede che spesso non ci ritroviamo e che scopriamo solo attraversando l’ambito della sofferenza e del dolore, dello sconforto, del male che incontriamo.” Dal libro di Carlo Molari
