“Mentre la dottrina definita è la zona del certo, la teologia è solo l’ambito del probabile: di un probabile che a volte confina con la fede, ma che non ha la sua assoluta sicurezza.”
Pubblicato sul finire del Concilio Vaticano II, Teologia del probabile è uno dei titoli più rappresentativi dell’opera e del pensiero di Adriana Zarri, prima donna ad aver rivendicato l’attributo di teologa nel contesto ecclesiale del Novecento italiano. Manifesto di una ricerca audace e profondamente mistica, questo libro condensa le questioni essenziali della riforma conciliare auspicandone una piena realizzazione a partire da una radicale riforma della scientia theologica, da considerare non più come roccaforte del fissismo tradizionale ma disciplina fedele alla logica dell’incarnazione e perciò segnata dal limite e dalla relatività. L’autrice non esita qui a tratteggiare la sua idea di teologia costantemente in fieri, nella quale ogni affermazione non è che un tentativo di cogliere la verità e la grandezza del Mistero per via poetica e intuitiva, al di là di ogni rivendicazione dogmatica e ideologica.
Un testo che rimane scolpito nella storia della Chiesa e che assume oggi un particolare valore come invito ad aprirsi con fiducia alla chiamata sempre nuova dello Spirito, rintracciando nell’umiltà del conoscere il profetico seme della realizzazione cristiana.
Dalla postfazione di Giannino Piana
Il concetto di probabile è per Adriana Zarri qualcosa che appartiene al campo della ricerca, che va dunque distinto nettamente dalla certezza del dogma; è qualcosa di provvisorio che non va perciò assolutizzato (…) La precarietà della teologia è rapportabile a una forma di povertà che ha origine nel riconoscimento che essa è inadeguata al suo oggetto proprio che è il mistero divino. Adriana ne denuncia, in altri termini, il limite, mettendo in guardia da ogni forma di presunzione. Si tratta – è lei a rilevarlo – di una precarietà non negativa, non ripiegata sullo scetticismo ma tesa verso la speranza: una precarietà che ha tutta la ricchezza, la densità, la responsabilità religiosa e mistica dell’attesa umile e disponibile di Dio.
Il che non comporta pertanto l’assunzione di un atteggiamento di dubbio permanente, che finirebbe per suscitare soltanto una sterile paralisi, ma comporta un investimento di sé in una verità possibile – altro modo di esprimere il probabile – che esige umiltà, ma anche senso della storia, perciò della relatività delle interpretazioni che si possono dare delle varie letture del messaggio cristiano, uscendo dalla tentazione di un pacifico (illusorio) possesso della verità per fare spazio a una costante ascesi intellettuale, che fornisce il giusto distacco e la disponibilità a mettersi in discussione, sapendo rivedere e correggere le proprie prese di posizione.
Francesco Occhetto (1996) di Adriana Zarri ha curato diverse opere tra cui il volume che ne accorpa i diari giovanili, La mia voce sa ancora di stelle. Diari 1936-1948 (Einaudi). Studioso di letteratura persiana, ha tradotto e pubblicato in italiano i più importanti poeti iraniani contemporanei.
Giannino Piana (1939-2023) è stato decano dei teologi morali italiani, docente presso la Libera Università di Urbino e l’Università di Torino. Direttore di corsi e dizionari di teologia morale rimasti fondamentali per la materia. Tra le sue opere più importanti ricordiamo: Bioetica tra scienza e morale (Utet), Omosessualità. Una proposta etica (Cittadella) e Umanesimo per l’era digitale (Interlinea).
