«La fede esprime la vittoria sull’angoscia, perché c’è la fiducia che alla fine Dio ci apparirà come “Raffaele”, come “Dio che guarisce” e apparirà in maniera impensata, imprevedibile. Dio agisce per la nostra liberazione in maniera silenziosa, senza farsi notare e generalmente in modo riconoscibile solo a posteriori. C’è una robusta relazione tra la fede e il ritrovamento di se stessi.»
L’autore offre una lettura diversa e più ampia del piccolo testo biblico di Tobia per andare oltre la consueta interpretazione legata ai temi della coppia e della famiglia. Secondo il teologo Borsato a una lettura più approfondita il libro di Tobia rivela aspetti molto interessanti relativi a come pensare e vivere la fede. Emerge la contestazione di una certa prassi di considerare e concepire la fede perché vi è descritto un cammino che va “dalla religione alla fede”, con protagonista Tobia, uomo religiosissimo e fedelissimo alla tradizione ebraica, ma non per questo propriamente un modello di credente. È ubbidiente alle leggi religiose, ma non a quel Dio il cui pensiero è inafferrabile e che parla sempre, a tutti.
Il messaggio del libro di Tobia è attuale perché pone la questione del rapporto tra religioni e culture. È rivolto in particolare ai cristiani, come invito a superare le tradizioni-convenzioni che rendono ciechi di fronte al messaggio di Dio che arriva da altre culture e popoli, per realizzare un rapporto sempre nuovo con il mondo.
