«Questo libro accende un’ipoteca sul futuro, perché dal futuro si attende la cosa più importante, si attende una fede: “La fede che verrà”. Ma se bisogna aspettarsela dal futuro, significa che oggi la fede non c’è, oppure è mal fondata, che i suoi contenuti sono discutibili, o è mal trasmessa e così deperisce e muore.
Questa fede che, se c’è, è in stato di pericolo, e ha bisogno di essere soccorsa, rinnovata, di ritrovare le sue sorgenti, di abbandonare i suoi abiti fuorvianti e di dare risposte alla crisi del tempo, è la fede professata dall’autore, che anzi ad essa ha dedicato e dedica la vita: è il cristianesimo». Dalla prefazione di Raniero La Valle
Di fronte all’indifferenza religiosa sempre più dilagante e di fronte all’emorragia di presenze dalla Chiesa, in alcuni nasce l’inquietante domanda: «Il cristianesimo avrà un futuro?». L’autore, Battista Borsato, ritiene che il cristianesimo avrà certamente un futuro, ma sarà un cristianesimo diverso da quello di oggi: vivremo un cristianesimo meno di massa e più di convinzione. Essere cristiani sarà una decisione libera senza il condizionamento di fattori esterni. Terminerà il regime di cristianità in cui tutto era cristiano.
Questa situazione può spaventare e creare nella Chiesa delle reazioni negative. Se assunta invece nella linea del vangelo, essa apre la strada verso il volto di un cristianesimo nuovo. Non più la coincidenza tra società civile e religiosa, non più un’adesione scontata e dovuta al cristianesimo. All’interno di una proposta libera e gratuita si apre il tempo di un cristianesimo di grazia: è il grande travaglio che esso è chiamato a vivere.
