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Emilio Gabrielli nel ricordo di Giuseppe Goisis

Emilio Gabrielli, nel ricordo di Giuseppe Goisis

Nel terzo anniversario della partenza nel mondo di Luce di Emilio Gabrielli (28.5.1937-1.12.2022), nostro padre e fondatore della Casa editrice, gli rendiamo omaggio con una breve biografia e con l’ampia e meditata memoria di un amico e autore, il prof. Giuseppe Goisis, scritta in occasione della cerimonia di commiato del 5.12.2022.

BIOGRAFIA BREVE DI EMILIO GABRIELLI

Emilio Gabrielli, nato a Castignano (AP) nel 1937, laureato in Teologia all’Urbaniana di Roma, è stato negli anni Sessanta e Settanta tra i primi docenti laici di religione, a Roma prima e a Verona poi, vivendo nel con­creto della sua attività professionale ed educativa gli aspetti più innova­tori del concilio Vaticano II. In concomitanza con l’insegnamento negli istituti superiori veronesi, ha svolto numerosi incarichi come animatore di gruppi di laici, in particolare famiglie e giovani, in ambito parrocchiale nella comunità di San Pietro apostolo, in Borgo Trento a Verona, e socio-sindacale. Nel 1978, insieme alla moglie Lidia Bertocci Magrini, fondò la casa editri­ce “Il Segno” che negli anni successivi coinvolse anche le figlie, con il pas­saggio al marchio “Gabrielli editori”.
I lunghi anni di editore e stampato­re, alle prese con la gloriosa Heidelberg che ha dato la luce, fino a quando è stato possibile, molti dei titoli in Catalogo, lo hanno visto impegnato in esperienze tra loro sempre coerenti.
Nel 1986 insieme ad altri ha fondato la “Scuola di memoria storica del Piceno” e il “Centro di Studi Farfensi” promuovendo fino al 1997 convegni e pubblicazioni dedicati alla storia del territorio del Piceno e del centro-Italia in un orizzonte europeo. Dal 1995 al 1999 è stato Sindaco del Comune di San Pietro in Cariano (VR), lasciando segni tangibili di rinnovamento socio-culturale. Uno di questi fu la manifestazione “Musica in Villa” che per 21 anni consecutivi (fino al 2016) ha portato in Valpolicella la migliore musica classica di livello in­ternazionale. Dal 2013 al 2015, insieme al Monastero di Fonte Avellana e nell’ambito delle attività culturali della Gabrielli editori, ha organizzato le “Agorà tra Fede e Laicità”.
Molte altre le attività, in particolare nel suo ruolo di editore dove ha avviato numerosi percorsi innovativi e di “frontiera”, in particolare in ambito teologico. In rappresentanza della casa editrice è stato presente nei più importanti convegni e seminari di dibattito teologico, sociale e politico. Nell’ultimo periodo si stava occupando della ripresa dell’associazione “Scuola di memoria storica del Piceno” divenuta, ampliando di molto i suoi obiet­tivi, “Scuola di memoria storica europea”. Il suo libro più recente La Terra è del futuro. Il richiamo del giubileo per una nuova e fraterna giustizia (Gabrielli ed. 2021) nasce da questo lungo percorso di vita e di esperienze e ne rappresenta il frutto più maturo, come un lascito e un invito a perseguire gli ideali di giustizia e fraternità che hanno sempre contraddistinto la sua esistenza terrena che si è conclusa il 1° dicembre dell’anno 2022.

L’assidua profezia di Emilio Gabrielli

di Giuseppe Goisis (1944-2023). Filosofo, è stato docente di Filosofia politica e Politica ed etica all’Università Ca’ Foscari di Venezia.

1 – L’intera esistenza di Emilio Gabrielli si è orientata, con la cooperazione della sua Famiglia, profeticamente. Ora, mentre lo ricordiamo, balza alla nostra attenzione soprattutto l’amicizia, e tornano alla memoria gesti, parole e immagini legate alla sua generosa personalità, al suo agire trascinante, ma anche riflessivo e perseverante. Le prime immagini riguardano l’operosità di Emilio, instancabile propagatore di idee ed emozioni, attraverso i “suoi” libri, che curava con le mani e diffondeva come sue creature, frutto di un lavoro ben fatto, composti, direi plasmati dalla sua fatica, anche riletti, corretti e revisionati dai suoi occhi, capaci di scrutare nel profondo, di enucleare ogni errore, ma anche di sottolineare quel che di valido si squadernava…

    Così tanti anni fa, una vita fa, l’ho conosciuto a Trento, nomade propositore dei suoi libri e delle idee collegate ad essi. Sentirete, in questi tempi, tanti slogan roboanti sui libri, a me sembra esagerati, come se tutti i libri, di per sé, donassero la libertà: uno slogan, per esempio, che si ripete stancamente ricorda l’affinità di suono tra “libri” e “liberi”, ma ognuno comprende, se sosta un attimo a riflettere, che c’è un fiume inarrestabile di libri stucchevoli, a volte sdolcinati e a volte crudeli, che più che donare libertà contribuiscono ad elevare idoli. Non avvicinatevi troppo agli idoli, fino a toccarli con le vostre mani: la polvere dorata che li ricopre potrebbe rimanere attaccata alle vostre dita…

    Emilio ha selezionato libro da libro, con una cernita attenta, capendo che essi sono uno strumento educativo, per quanto indispensabili; ricordo con precisione come gli proposi un volume, che mi sembrava davvero poter cambiare la prospettiva storica del Novecento, e lui, consideratolo attentamente, lo scartò e più tardi ho compreso che aveva ragione e che non c’era oro in quella scrittura che pur brillava così intensamente.

2 – Ma allora se il lavoro editoriale è uno strumento, per quanto talora uno strumento sublime, qual è il nòcciolo, il perno attorno al quale ruota, o così mi pare, la prospettiva di Emilio Gabrielli?

    Mi sembra che il nucleo propulsore consista davvero in quella tensione profetica che ho evocato all’inizio: non nel senso di uno sforzo predittivo del futuro, come tentano di fare certi neo-maghi alla New Age; uso il termine/concetto di profezia nel senso biblico, quel senso che vari esegeti contemporanei vanno recuperando, per la sua utilità, direi anche indispensabilità.

    In tal senso, la profezia anima, dà vita e impulso di ripartenza; conferisce slancio, toglie rigidezza e trasforma la morte in una vita ulteriore e più autentica…È lo spirito di Dio che ispira i profeti genuini e conferisce loro robustezza ed energia, capacità di smascherare, come primo movimento, quelle supreme ipocrisie che ci avvolgono come una nebbia spessa, non facilmente diradabile.

    Per capir meglio cosa intendo dire, faccio riferimento al recente volume di Emilio: La Terra è del futuro; mi commuovo pensando che è una specie di testamento, di legato spirituale, dove Emilio ha condensato l’essenziale di un’intera vita, quasi a trasmetterlo, a passarlo a noi in una staffetta che ci vincola ad un compito arduo, ma entusiasmante.

    È prima di tutto, come suggerisce il titolo, una considerazione sulla Terra, sui problemi che l’angustiano; leggendo attentamente, come sembrano meschini e fragili gli argomenti giornalmente affrontati sui cambiamenti climatici e sull’inquinamento globale, che vanno invece affrontati, come ha fatto Emilio, con piglio coraggioso, connettendo inestricabilmente la Terra e l’Umanità, Umanità in cammino, non destinata a rimanere, fatalmente, schiacciata nell’oppressione e nello sfruttamento, ma aperta ad un incessante miglioramento, ad una perfettibilità che rappacifichi e realizzi una sempre maggiore fratellanza.

    La sintonia con certi passi della Fratelli tutti di Papa Francesco è evidente, ma molte considerazioni di Emilio sono maturate precedentemente e in un certo senso sembrano aprire la strada a una Chiesa più sinodale, più capace di profonda e indissociabile comunione con l’Umanità…

    Se si legge attentamente, meditando pagina su pagina, riga su riga, si avverte bene che non si tratta di parole al vento: è come se tutta un’esistenza venisse condensata, concentrata in un succo essenziale, per essere trasmessa a coloro che, responsabilmente, volessero tradurre le spore di saggezza, che vengono dal libro, in compiti per riprendere il cammino.

3 – I nostri anni sono dominati, a me sembra, dal “brevetempismo” e dal “presentismo”; seduto al Caffè, converso con un mio antico studente, ancor giovane, e con un filo di voce, un poco smarrito, mi confessa: “Non penso mai al futuro, ho paura del futuro”. E, un po’ sconfortati, quanti potrebbero ripetere la stessa opinione, un’opinione sentita e creduta, più che riflessa, profondamente permeata dall’emozione…

    Bene, invece, fin dal titolo, Emilio esprime una confidenza costruttiva nel futuro. Ciò che mi colpisce nella sua prospettiva, e che l’ultimo libro conferma col sigillo della testimonianza, è il legame tra il futuro e la memoria; della memoria sono state dette molte cose, a volte banali, a volte importanti; mi ha colpito quest’espressione, che ho letto recentemente: “in quest’epoca di pandemia, la memoria è una specie di vaccino culturale, che può agire contro il sovranismo arrogante, il razzismo e ogni forma di intolleranza”.

    Nell’ultimo incontro, che abbiamo tenuto a tre voci con Emilio e con Riccardo Milano, è emersa, con vigore, la natura profonda della memoria, che stabilisce la continuità fra le nostre intenzioni e anche fra le nostre azioni, strutturando dunque, strato dopo strato, la nostra identità, così personale come comunitaria. Ecco che Emilio ritornava, reiteratamente, al “suo” Piceno e rivendicava la “sua” memoria storica, l’accumularsi delle esperienze e la possibilità, anzi la necessità, di trasmetterle attraverso la dimensione educativa.

    Il richiamarsi alle “radici” non significa, nella prospettiva di Emilio, voler conservare, aggrapparsi senza speranza a una tradizione ormai estinta, ma proprio trovare quelle risorse, far fruttificare quei semi che spianano la via verso il futuro. Parafrasando il titolo del suo ultimo, splendido lavoro, occorrerebbe forse porre questa drastica alternativa: “o la Terra sarà del futuro, o non sarà affatto”.

4 – Con notevole lucidità, Emilio Gabrielli comprendeva la natura decisiva della fede in Dio e la necessaria precomprensione di tale fede; da ciò il tentativo di ospitare varie riflessioni sull’opportunità di rafforzare l’idea di Dio, inserendola nell’orizzonte di una filosofia e di un’antropologia nuova.

    Ciò che mi ha sempre colpito, è l’attitudine all’ascolto che ha perennemente caratterizzato Emilio; dialogando con lui, ti sentivi accompagnato dal suo sorriso e dagli occhi pieni sempre di meraviglia, meraviglia che esprimeva l’umiltà che afferra ciascuno di noi di fronte alla varietà delle umane espressioni e alla quantità e alla qualità immensa delle cose che ignoriamo.

    E tuttavia, fra gli altri suoi scritti, quest’ultimo libro è quello che non dimentico, che non potrò dimenticare mai, proprio per il nesso, intravisto e incisivamente approfondito, fra memoria delle radici e apertura alle novità del futuro. Il nuovo giubileo, posto al centro del suo orizzonte interpretativo, sintetizza il suo amore per la giustizia, quell’amore che ci dovrebbe unire tutti: Gesù Cristo non lo percepiamo forse come il Messia, colui che è sorto come “sole di giustizia” (Malachia 4,2)?

    Mi raccolgo davanti al semplice presepe, con le statuette di cartapesta, che ho l’abitudine di contemplare fin da bambino; mi raggomitolo nei miei pensieri e metto a paragone i doni semplici dei pastori con quelli più “complicati” dei Magi che, in un angolo della casa, si stanno affrettando per giungere all’Epifania. Ora mi sembra che l’opera editoriale di Emilio, e di parte della sua vita, unisca i due tipi di doni: ha emozionato gli amici, le persone semplici, sospingendoli sulla via di una ripartenza, anzi di una rinascita; ha acceso l’interesse di intellettuali, artisti e docenti. Guardando assieme questa folla di persone vien da dire che è rappresentata l’umanità intera, che oggi è ad un bivio, ma, al di là della vertigine, la via giusta è già additata- se l’umanità sceglierà la vita.

Giuseppe Goisis